La stella del
violino domani ospite d' eccezione della Verdi diretta da Marshall
«La
mia droga si chiama palco»
Kopatchinskaja:
«La classica è sorpresa e rischio. Quello che voglio»
Ho suonato a piedi scalzi. E mi è piaciuto Il concerto
è scoperta, se no perché andarci?
Parola Enrico Parola, Corriere della sera 15.4.2009: «Nella vita di tutti i giorni sono una ragazza normale: moglie e mamma, guardo la tv, non bevo e non fumo. Il mio vino, la mia nicotina, forse anche il mio hascisc è il palco». L' immagine è almeno rockettara, ma a parlare è una fascinosa, talentuosa violinista moldava di trentun anni, che domani Wayne Marshall e la Verdi attendono in Auditorium quale solista in uno dei grandi classici della letteratura per archetto, il Concerto di Ciajkovskij. Per chi odia la routine, Patricia Kopatchinskaja sarà una dolce sorpresa: «Un concerto non può mai essere uguale all' altro, e in questo c' è qualcosa di misterioso, di religioso e di vitale. Perché andare a un concerto, se non per scoprire qualcosa? Tutti conoscono la partitura di Ciajkovskij, la novità può stare solo nel modo di suonarla. Può piacere o meno, ma non c' è scoperta senza rischio, come nella vita». In effetti il suo modo di suonare, così istintivo e energico, ha già spiazzato più di un critico: «Buon segno, vuol dire che qualcuno è stato colpito, anche se non ha ancora capito. Ma in musica succede: il concerto di Ciajkovskij all' inizio venne stroncato, etichettato come musica maleodorante». Libertà non vuol dire arbitrio: «Preferisco non suonare e memoria, la partitura aperta davanti, sul leggio, non è una gabbia, ma dischiude orizzonti infiniti». Eppure qualche licenza rispetto ai cliché del concertismo non manca: la Kopatchinskaja ama stare a piedi nudi sul palco: «Una sera avevo dimenticato le scarpe da concerto, e sono entrata a piedi nudi. Mi è piaciuto quel contatto fisico con il legno, con il suolo». Ironia e libertà sono doti innate per lei, custodite durante una vita all' inizio non facile: «La Moldavia è terra povera, difficile, ce ne andammo nel ' 90, non appena aprirono le frontiere. Adesso ci torno spesso con la mia associazione, Terres des hommes, per aiutare i giovani musicisti. Spesso i colleghi mi chiedono della Moldavia: è divertente venire da un nessun-luogo che nessuno conosce». Suo padre suonava il cembalo: «Amava la musica tradizionale, folk. Non faceva per me: quella sì la devi suonare sempre uguale, senza libertà». Poi l' arrivo a Vienna: «Sì, la scuola. Ma più che a scuola, ho imparato per le strade, ascoltando gli uccelli del Wienerwald». Libertà ch' è si cara, diceva Dante.
Orchestra Verdi, dir. W. Marshall. Domani ore 20.30, venerdì e domenica, Auditorium, largo Mahler, Euro 13-31, tel. 02.83.38.94.01